Traina con il vivo e divergente

La pesca con il barchino divergente è in tutto e per tutto una pesca a traina.

Cambia il sistema di locomozione, a piedi e non in barca a motore, ed il fatto che la pesca è limitata alla distanza sottocosta, ma sempre di traina si tratta.

Quindi penso si possano utilizzare tutte le tecniche, i finali e le esche che si usano per la normale traina dalla barca.

Anche la pesca con il vivo quindi, per rispondere ad un lettore che nei giorni scorsi ha posto la domanda.

Quando si parla di pesca con il vivo io intendo la pesca con il cefalo o l’aguglia viva, sapientemente annescata. Come pesce-esca viene usata anche l’occhiata, ma io non l’ho mai usata e non conosco nessuno che la usi.

Si usa anche il coreano come suggerito dal lettore, ma cambia il tipo di traina e le prede.

La pesca con il cefalo o l’aguglia viva in genere assicurano prede dalle dimensioni maggiori, ma quest’ultime si trovano difficilmente a pochi metri dalla riva .

Il segreto di una buona esca artificiale è il movimento, che deve essere accentuato e naturale. Non c’è niente di meglio di un pesce vivo quindi come esca per attirare altri pesci.

Però è una pesca molto più complicata rispetto all’uso degli artificiali, per preparazione e tecnica.

Innanzitutto pescare con il vivo significa doversi preparare prima, e fare una pesca per poter andare a pesca.

Significa dover avere un sacco di tempo a disposizione e organizzarsi per mantenere il vivo tale.

Ho pescato pochissime volte con il vivo e tanto tempo fa.

Per catturare i cefali utilizzo una nassa costruita con della semplice rete in plastica.

nassa

Gettata a mare quando fa giorno, in acque basse con dentro un sasso per far peso e qualche tozzo di pane, nelle giornate di calma piatta assicura dopo un paio d’ore la cattura di qualche bel cefaletto da usare come esca.

Per le aguglie invece ho sempre usato una piccola piuma a traina dalla barca.

Una volta catturato il vivo si pone il problema di come innescarlo. Il pesce deve rimanere vivo e bello guizzante, quindi si deve evitare di fargli troppo del male e comunque assicurare un innesco sicuro e duraturo.

Esistono diverse scuole di pensiero, ma per me l’innesco del vivo si fa con due ami, uno in bocca ed uno sul dorso, come in questo filmato preso da youtube.


Ovviamente il cefalo usato nell’immagine è troppo grande, enorme per la pesca sottocosta, ma l’innesco mi sembra ben fatto.

Un amo sopra il labbro superiore assicura una presa forte e senza danni. L’altro amo all’altezza della pinna dorsale è nel punto giusto per non uccidere il pesce, per permettergli di nuotare e per allamare l’ulteriore preda che vorrà mangiarlo.

Per l’aguglia l’innesco è uguale.

Alcuni mettono il primo amo sopra la testa, ma secondo me è meno efficace e più difficile da infilare senza uccidere il pesce.

Ma come si vede anche dal filmato ci si può portare dietro questo vivo se si è in barca, in una bella cesta. Portarselo a piedi mi sembra più complicato.

Certo si può usare il coreano o altri vermi, si comprano in negozio il giorno prima, si conservano in frigorifero, e la scatolina è leggera e piccola da portarsi dietro.

Ma il coreano, pur essendo robusto rispetto ad altri vermi, è comunque attaccato dalla minutaglia e ci costringerà a frequenti controlli per non pescare con un amo senza esca.

Concludendo la pesca con il pesce vivo può essere anche più divertente, e dare maggiori soddisfazioni, ma crescendo sono forse diventato anche più sensibile e devo dire che adesso mi dispiace fare del male ad un pesce per usarlo come esca.

Ok, sono comunque a caccia di pesci che se presi ucciderò per mangiarli, ma usarli come esca dopo averli fatti soffrire mettendogli degli ami in corpo e trascinati su e giù per il mare non me la sento più.

E comunque gli artificiali sono più pratici, sempre pronti, già innescati, non serve controllarli perchè non possono essere consumati e si gestiscono molto meglio.



2 Responses to Traina con il vivo e divergente

  1. Bell’articolo Salvatore, anche secondo me è un po difficilina da usare l’esca viva col barchino, c’ho pensato anche io a provarla ma non ho avuto tempo a disposizione per recuperare il vivo, cosa che risulta un po artificiosa innescare il vivo per il barchino, specialmente visto che è una tecnica più invernale che estiva e di conseguenza non è poi così facile o piacevole bagnarsi i piedi per poter tenere in vita l’esca viva mentre la si innesca, visto che poi non è che se ne dovrebbe innescare uno solo di cefalo (o altro vivo che sia) perchè se innesco il primo vivo, poi mica lo posso lasciare sulla spiaggia (come facciamo con gli artificiali) fino a che non inneschiamo l’ultimo vivo e ci mettiamo in cammino………..

    Quando ho pensato di utilizzarla questa tecnica, mi è venuto in mente un sistema un po particolare per poter riuscire nell’impresa innesco però, per il momento, lascio a voi la parola su come, o quale tecnica o modo per poter innsecare il vivo (diciamo dai 3 ai 5-6 cefaletti) in modo più “vitale” per i pesci esca che come sappiamo non è che possono aspettare lì sulla spiaggia che noi finiamo di innescare i loro simili, loro vivono in acqua ed anche se il cefalo è un pesce resistente, morirebbe cmq in poco tempo fuori dal suo ambiente marino………

    Magari vediamo anche  quale tecnica voi adottereste per recuperare il vivo……..a parte la nassa che mi sembra una buona idea ma un po ingombrante, ricordiamoci che quando andiamo a sbarchinare, non è che ci portiamo dietro tanta robba…….

     

     

     

     

     

    • Infatti, si va leggeri e quindi usare il vivo rende tutto più complicato.
      Ovviamente la nassa non sarebbe da portare dietro, ma da usare prima di pescare.
      Oppure si potrebbe mettere a mare la nassa, fare un giretto con gli artificiali e quando si torna indietro recuperarla e vedere se c’è un cefaletto da usare.

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